“Chiamami col tuo nome”, citando il suo titolo in italiano pubblicato da Guanda Editore, conquistò tutti, e non soltanto il mondo omosessuale dove – grazie ad un insistente passaparola – divenne un libro cult, un po’ come accadde per “La statua di sale” di Gore Vidal, ma in maniera più ampia e sentita. La storia in esso raccontata, quella tra il diciassettenne Elio e il neolaureato Oliver, è sicuramente una storia gay, non ci sono dubbi, ma imprigionare quel libro in un genere apparrebbe riduttivo e scontato, perché “Chiamami col tuo nome” è prima di tutto la storia della scoperta di sé, dei propri dubbi ed incertezze, sessuali e non, ma soprattutto la scoperta delle difficoltà di stare al mondo che qualunque diciassettenne – etero o omo che sia – ha provato almeno una volta nella vita. Capire chi si è davvero non è cosa facile: c’è chi lo scopre subito, chi più tardi, chi addirittura mai. Ognuno ha e fa il suo percorso e quando meno se lo aspetta, “la natura subdolamente trova i nostri punti deboli”, fa dire Aciman al padre di Elio, il professor Pearlman, in uno dei punti chiave del libro, oggi divenuto un film altrettanto bello grazie al regista Luca Guadagnino, in uscita giovedì anche in Italia e in corsa per gli Oscar.