E’ diventata libro per Einaudi la bellissima storia di Luca Trapanese e della piccola Alba.

E’ una storia bellissima, quella che Luca Trapanese racconta in un libro in uscita per Einaudi, Nata per Te,  scritto a quattro mani con Luca Mercadante.

40enne gay un tempo felicemente fidanzato, Luca ha avuto in affido la piccola Alba, che ha oggi 18 mesi, poche settimane dopo la sua nascita. Abbandonata in ospedale dalla mamma, la bimba, che ha la sindrome di down, è stata rifiutata da sette famiglie in attesa di adozione. Luca, che aveva chiesto di diventare padre senza porre alcun limite, è stato scelto dal tribunale e l’ha adottata al compimento del primo anno. Intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, Mercadante ha così ricordato quei momenti.

«No, non avevo nessuna paura di adottare un bambino disabile. Era un’idea maturata in passato, con il mio compagno Eduardo, dal quale poi però mi sono separato.In realtà prima pensavamo di ricorrere a una madre surrogata, poi capimmo di poter dare un’opportunità a un bambino difficile da collocare. Da quando avevo 14 anni faccio volontariato e lavoro con disabili e quindi ritenevo di avere gli strumenti adatti per farlo. Dopo la separazione con il mio compagno, è stata l’opzione che per me ha prevalso. Così ho fatto richiesta nel registro speciale che consente ai single di adottare in condizioni particolari».«Un figlio disabile non è una opportunità di serie b, ma una scelta consapevole rispetto alla mia vocazione e alle mie capacità».

Luca, non a caso, ha fondato a Napoli l’associazione «A ruota libera», che si occupa di ragazzi down, «La casa di Matteo» per bambini gravemente malati, e «Il borgo sociale», dove fare tante attività per l’inserimento dei disabili nella vita lavorativa in piena autonomia.

«Era il 27 luglio quando l’ho vista la prima volta. Un’emozione enorme. Mi dissero subito di cambiarla e io lo feci, tra l’altro lei era buonissima da piccola. Ora è più vivace, ma comunque non è una piagnona, è allegra. La prima notte insieme l’abbiamo passata da soli, perché ho pensato che dovevo cimentarmi subito nel suo accudimento. Altrimenti avrei cercato sempre l’aiuto di amici e familiari. È andata bene, ma per il primo bagnetto, nella casa di campagna, eravamo un esercito. Tanti amici e ragazzi delle associazioni che la volevano vedere e festeggiare».