Luigi Di Maio, vicepremier del Governo Conte nonché Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, è intervenuto nel corso di Che Tempo che Fa, ieri sera, in prime time su Rai 3. Una lunga intervista, quella con Fabio Fazio, che ha spaziato tra temi differenti, toccando anche la comunità LGBT.

Il leader del Movimento 5 Stelle è infatti tornato sul Congresso Mondiale della Famiglia, svoltosi a Verona a fine marzo, sottolineando come “da cattolico penso che la famiglia sia con la mamma e con il papà, anche se nel movimento ci sono sensibilità diverse”. Secondo Di Maio, in conclusione, tutti i cattolici la penserebbero nello stesso identico modo. Il suo. Un’assurdità priva di logica e/o dati concreti, se non fosse che il vicepresidente del Consiglio sia intervenuto anche sulla recente decisione presa da Matteo Salvini di eliminare dalle carte d’identità per i minorenni il generico ‘genitori’, per lasciar spazio a ‘mamma e papà’.

Detto che Di Maio ha ovviamente evitato di rimarcare come questa trovata salviniana non fosse presente nel famigerato ‘contratto di governo’, il ministro grillino ha replicato in modo del tutto confusionario, facendo venire a galla argomenti che nulla hanno a che fare con questo provvedimento, da più parti definito chiaramente ‘discriminatorio’.

Spesso si parla solo dei genitori, non dei bambini. L’Italia non ha una normativa sull’adottare i bambini nelle coppie dello stesso sesso. Ci sono sentenze di giudici che riconoscono figli a coppie dello stesso sesso. Il tema è questo. Se dobbiamo normare questi casi, troviamo una soluzione. Ma quando affrontiamo questo dibattito parliamo di bambini, che non sono un diritto.

Risposta insensata, perché distante dal quesito e dal concetto di fondo. Questo propagandistico e inutile ritorno al passato sulle carte di identità coinvolgerà infatti figli esistenti, e non per forza di cose adottati, ma soprattutto famiglie di vario tipo, che vedono anche minori cresciuti da figure che esercitano la responsabilità genitoriale senza essere esattamente riconducibili alla specificazione terminologica ‘padre’ o ‘madre’. Ma per Luigi Di Maio tutto questo è meglio non ricordarlo, soprattutto in tv davanti a milioni di italiani, provando a sviare dall’argomento cavalcando un qualunquismo di fondo che possiamo definire insopportabile e inaccettabile. Perché giocato sulla pelle dei più piccoli.

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