“Se non avessi fatto coming out, per me sarebbe stata la fine. E con fine non intendo solo la morte fisica, ma forme di degrado che possono essere ugualmente dolorose”.

Domani uscirà Accetto Miracoli, attesissimo nuovo disco di Tiziano Ferro, presentato ieri alla stampa con tanto di polemica social con Fedez. Ormai sposato, felicissimo e da quasi 10 anni omosessuale dichiarato, il cantante di Latina sarà di nuovo al Festival di Sanremo in qualità di super ospite.

Intervistato da Mattia Carzaniga per Rolling Stone, Tiziano è tornato con i ricordi proprio a quel coming out pubblico, che nel 2011 fece clamore.

“Poi c’è stato il coming out nel momento massimo della mia carriera. In un Paese come il nostro, mi dicevano, che cosa ne puoi trarre, se non danni? Ma anche lì non c’era coraggio: c’era disperazione. Se non fosse andata così, per me sarebbe stata la fine. E con fine non intendo solo la morte fisica, ma forme di degrado che possono essere ugualmente dolorose. Una morte interiore, emotiva. Per frustrazione, infelicità, ansia, isolamento, mancata stima verso me stesso. Tutti sentimenti che provavo. Il coming out è stato un intervento da pronto soccorso. Anche in quel caso, non ho avuto scelta. Dovevo salvarmi. Se l’avessi fatto per innalzarmi a paladino della causa, forse sarei stato meno convincente. Ho ispirato qualcuno a fare lo stesso? Sono felice. Non mi tiro indietro, mi piace parlarne. Ma sono sincero: non è stato un atto di generosità. Se poi mi chiedi (e non me l’hai chiesto, quindi mi metto nella merda da solo): altri dovrebbero farlo? Allora ti dico che oggi un po’ di irritazione mi viene. Perché comprendo benissimo gli attuali cinquanta-sessantenni, vissuti in un mondo in cui poter esprimere se stessi era fuori da ogni logica umana, sociale, professionale. E giustifico in parte la mia generazione, quella dell’ultimo treno un po’ arrugginito. Io sono cresciuto in un ambiente di grande bullismo, di odio, di spinta verso la negazione. Ogni volta che provavo ad aprirmi, mi dicevano: non dire nulla, fatti i cazzi tuoi. Poi, quando ho capito che dalla gente avevo solo amore, ho detto: fuck it. Per chi oggi ha dai trentacinque anni in giù, però, non ci sono scuse. È il momento. Sono diventato molto meno tollerante.”

Parole chiare, potentissime, che pesano come macigni, quelle pronunciate da Ferro, che sicuramente vanno ad impattare su non pochi colleghi, che da tempo si nascondono dietro il paravento della presunta ‘fluidità’, della mancata necessità di esporsi, perché a loro dire ‘non servirebbe più’. Falsità, menzogne dettate da case discografiche cieche e sorde, qui da Tiziano smascherate.

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