41 anni oggi, 20 di successi, milioni di dischi venduti, una carriera stellare, internazionale.
Ma soprattutto un marito, amato, celebrato, ricordato persino sul palco dell’Ariston, davanti a milioni di italiani.

Tiziano Ferro decide di gettare la maschera il 16 febbraio 2011. Su Vanity Fair. Sono passati esattamente 10 anni. Non ce la faceva più, evidentemente, a mentire a sè stesso e agli altri.
Da allora è diventato paladino dei diritti LGBT, volto del Lazio Pride. Da allora non perde occasione per ricordare la pericolosità dell’odio, della discriminazione. Da allora rimarca, ad ogni intervista, l’inattaccabilità dell’amore, che sia gay o etero.
«Mi voglio innamorare (di un uomo)», diceva nel 2011 a Vanity Fair. L’ha fatto, sposando Victor Allen.
Il prossimo probabile passo, ora che è diventato 41enne, si chiama paternità, da lui spesso cullata, tra un sogno e l’altro.
Ferro è la dimostrazione vivente che i tanti, troppi luoghi comuni sullo show business italico, secondo cui un omosessuale dichiarato non ‘venderebbe’ e/o perderebbe il proprio pubblico, sono per l’appunto fregnacce.
Tiziano vende, come se non più di prima. Tiziano riempie gli stadi, come se non più di prima. Tiziano è finalmente felice, decisamente più di prima.
E quella felicità, così marcata e volutamente esibita ad ogni apparizione e/o post Instagram, l’ha afferrata solo e soltanto dopo aver fatto coming out. Un coming out da lui difeso, rilanciato, consigliato, checché ne dicano più giovani colleghi che miseramente provano a depotenziarlo, millantando aperture da parte della società nostrana a dir poco improponibili. Questo ha insegnato all’Italia ancora immatura il signor Tiziano Ferro, fantastico 41enne. Anche per questo motivo, oggi, dovremmo dirgli grazie.

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